Tutto quello che devi sapere, spiegato da medici in modo semplice. Solo fatti confermati da studi scientifici e fonti ufficiali.
👨⚕️ Autore: Dr. Suslov
✍️ Redattrice: Aurora Moretti
Cosa è meglio: acquistare farmaci generici o di marca?
Questa è la domanda che molti pazienti si pongono di fronte allo scomparto della farmacia. La risposta breve è: per la stragrande maggioranza delle situazioni, il farmaco generico (equivalente) è ugualmente efficace e sicuro rispetto al farmaco di marca, a un prezzo significativamente inferiore.
Dal punto di vista medico e farmacologico, la scelta tra generico e originale dipende principalmente da due fattori: il tipo di farmaco e le caratteristiche individuali del paziente. Per la maggior parte dei farmaci — antibiotici, antinfiammatori, antipertensivi, statine — il generico è la scelta razionale. Esistono tuttavia alcune categorie specifiche, come i farmaci a cosiddetto “indice terapeutico ristretto”, dove è preferibile mantenere lo stesso prodotto senza cambiarlo.
Cosa cambia tra farmaco generico e originale?
Le differenze tra un farmaco generico e uno originale sono limitate e ben definite dalla legge. Comprendere queste differenze aiuta a fare scelte informate.
Caratteristica |
Farmaco Originale |
Farmaco Generico (Equivalente) |
|---|---|---|
Principio attivo |
✔ Identico |
✔ Identico |
Dosaggio |
✔ Uguale |
✔ Uguale |
Via di somministrazione |
✔ Uguale |
✔ Uguale |
Forma farmaceutica |
✔ Uguale |
✔ Uguale |
Eccipienti (sostanze inattive) |
Possono variare |
Possono variare |
Bioequivalenza dimostrata |
✔ Sì |
✔ Sì (richiesta per legge) |
Brevetto |
Protetto (20 anni) |
Brevetto scaduto |
Prezzo al pubblico |
Più alto |
Almeno il 20% in meno |
Nome commerciale |
Nome di marca registrato |
Nome del principio attivo + produttore |
Il Decreto Legislativo 24 aprile 2006, n. 219 definisce il farmaco generico come “un medicinale che ha la stessa composizione qualitativa e quantitativa di sostanze attive e la stessa forma farmaceutica del medicinale di riferimento, nonché una bioequivalenza dimostrata da studi appropriati di biodisponibilità”.
Il termine “generico”, in origine traduzione letterale dell’inglese generic drug, era percepito negativamente in Italia. Per questo motivo, con una legge del 2005, è stato ufficialmente sostituito dal termine “equivalente”, che sottolinea meglio il concetto di sostituibilità terapeutica.
Quali sono le verità sui farmaci generici?
Esistono diversi falsi miti diffusi tra i pazienti. È importante separare i fatti dalla percezione popolare:
❌ Mito: “Il generico è di qualità inferiore”
Falso. Per legge, il principio attivo contenuto nel farmaco generico deve essere quantitativamente e qualitativamente uguale a quello del farmaco di marca. La qualità non è inferiore: è certificata dallo stesso sistema regolatorio europeo.
❌ Mito: “Il generico è efficace solo all’80%”
Falso. L’intervallo di bioequivalenza dell’80–125% non significa che il farmaco è “meno efficace dell’80%”. Significa che i parametri farmacocinetici (quantità di principio attivo nel sangue e velocità di assorbimento) devono rientrare in quella fascia. Nella pratica clinica, la differenza media reale tra generico e originale è solo del 5–7% nelle concentrazioni plasmatiche — una variazione irrilevante.
✔ Verità: “Gli eccipienti possono essere diversi”
Vero. Mentre il principio attivo è identico, le sostanze inattive (eccipienti: coloranti, conservanti, riempitivi) possono differire. Per la maggior parte dei pazienti questo non crea alcun problema. Tuttavia, chi ha allergie specifiche a certi eccipienti dovrebbe controllare il foglio illustrativo o consultare il farmacista.
✔ Verità: “La bioequivalenza è dimostrata con studi clinici controllati”
Gli studi di bioequivalenza sono studi clinici randomizzati e controllati, condotti su volontari sani (generalmente da 12 a 36 soggetti), in cui si misurano i parametri farmacocinetici fondamentali: Cmax (concentrazione massima nel sangue), AUC (area sotto la curva, misura dell’esposizione totale) e Tmax (tempo per raggiungere la concentrazione massima).
I farmaci equivalenti sono affidabili?
Sì, in modo inequivocabile per la stragrande maggioranza dei farmaci. Affinché un farmaco equivalente ottenga l’Autorizzazione all’Immissione in Commercio (AIC) da AIFA, deve soddisfare requisiti precisi stabiliti dalla normativa europea:
Il farmaco di riferimento deve essere stato autorizzato da un’autorità regolatoria UE da almeno 8 anni, e il produttore del generico non può metterlo in commercio prima di 10 anni dall’autorizzazione iniziale del farmaco originale. L’azienda deve dimostrare la bioequivalenza e fornire documentazione dettagliata sul processo produttivo e sui controlli di qualità.
Qualità, efficacia e tollerabilità sono garantite dal Ministero della Salute e dall’AIFA. I produttori devono seguire le Good Manufacturing Practices (GMP), le stesse norme europee che valgono per i farmaci originali. L’EMA (European Medicines Agency) e l’AIFA ispezionano regolarmente tutti i siti produttivi.
I farmaci equivalenti possono non funzionare?
Per la maggior parte dei farmaci, no. Tuttavia, esiste una categoria specifica in cui bisogna prestare attenzione: i cosiddetti farmaci a indice terapeutico ristretto (NTI – Narrow Therapeutic Index).
Questi sono medicinali in cui la differenza tra la dose efficace e la dose tossica è molto piccola. In questi casi, anche una variazione del 10–20% nella concentrazione nel sangue può causare la perdita di efficacia o effetti collaterali gravi.
Farmaci a indice terapeutico ristretto (esempi)
Farmaco |
Uso terapeutico |
Rischio in caso di switch |
|---|---|---|
Warfarin |
Anticoagulante |
Rischio di emorragie o trombosi |
Levotiroxina |
Ipotiroidismo |
Variazioni del TSH, sintomi tiroidei |
Fenitoina / Carbamazepina |
Epilessia |
Rischio di nuove crisi epilettiche |
Digossina |
Insufficienza cardiaca |
Alterazioni del ritmo cardiaco |
Tacrolimus |
Antirigetto trapianti |
Rigetto o tossicità da sovradosaggio |
Per tutti gli altri farmaci — la stragrande maggioranza — la sostituzione con un equivalente è sicura e clinicamente equivalente. Il Manuale MSD conferma che i generici bioequivalenti possono essere sostituiti in modo sicuro nella maggior parte delle prescrizioni.
Perché i generici costano meno?
Il prezzo inferiore dei farmaci generici non è dovuto a minore qualità, ma a una struttura di costi profondamente diversa rispetto al farmaco originale. Ecco la spiegazione scientifica ed economica:
Quando un’azienda farmaceutica sviluppa un nuovo principio attivo, investe enormi risorse in ricerca pre-clinica, trial clinici (Fase I, II, III), registrazione e marketing. Questi processi richiedono mediamente tra i 7 e i 10 anni e costi che ricadono interamente sull’azienda innovatrice, che per recuperarli ottiene un brevetto esclusivo (di norma 20 anni).
Quando il brevetto scade, altri produttori possono fabbricare lo stesso principio attivo senza dover ripetere tutta la ricerca originale. Devono solo dimostrare la bioequivalenza — un costo molto inferiore. Questo genera una concorrenza di mercato che abbassa il prezzo.
In Italia, il prezzo al pubblico stabilito per legge dei medicinali equivalenti è di almeno il 20% in meno rispetto al corrispondente farmaco originale. Nella realtà, il risparmio può arrivare fino al 70%.
Perché esistono i farmaci equivalenti?
I farmaci equivalenti esistono per una ragione fondamentale: garantire l’accesso alle cure a tutti i cittadini, indipendentemente dal reddito, e rendere sostenibile il Sistema Sanitario Nazionale.
Senza i farmaci equivalenti, le terapie per malattie croniche come l’ipertensione, il diabete, l’ipotiroidismo o le patologie cardiache sarebbero accessibili solo a una parte della popolazione. I generici permettono al SSN di rimborsare un numero molto maggiore di farmaci, liberando risorse per l’innovazione terapeutica.
Dal punto di vista legislativo, un farmaco equivalente non può essere messo in commercio finché il brevetto del medicinale originale è ancora valido. Solo dopo la scadenza del brevetto tutte le conoscenze sul farmaco diventano di dominio pubblico, permettendo ad altre aziende di produrlo legalmente.
Cosa succede se prendo due farmaci diversi?
Questa domanda riguarda di solito il caso in cui si cambia farmaco generico (passando da un produttore a un altro) o si alterna il generico con l’originale. Ecco cosa sapere:
Per la grande maggioranza dei farmaci, il passaggio da un generico a un altro — o dall’originale al generico — è sicuro perché il principio attivo è identico. Le differenze negli eccipienti non hanno effetto terapeutico.
Tuttavia, poiché ogni individuo può rispondere in modo leggermente diverso agli eccipienti, alcuni pazienti riferiscono di notare piccole differenze soggettive (gusto, tollerabilità digestiva, aspetto delle pillole). Questo non significa che il farmaco sia meno efficace.
Il discorso cambia per i farmaci a indice terapeutico ristretto: in questi casi, alternare tra diversi produttori del generico, o tra generico e originale, può portare a variazioni delle concentrazioni plasmatiche clinicamente rilevanti. La regola clinica è: se sei stabile con un prodotto (originale o generico), non cambiarlo frequentemente senza supervisione medica.
Esiste anche un’importante distinzione: se sul foglio illustrativo o sulla confezione vedi “non va assunto con il succo di pompelmo” o altre avvertenze alimentari, queste valgono ugualmente per il generico che contiene lo stesso principio attivo — poiché le interazioni dipendono dalla natura chimica del principio attivo, non dagli eccipienti.
Quando un farmaco non fa effetto?
Se un farmaco — generico o originale — sembra non funzionare, le cause possono essere molteplici e raramente hanno a che fare con il fatto che sia “generico”. Ecco i fattori più comuni:
1. Variabilità individuale
Il metabolismo di ogni persona è diverso. Fattori come il peso corporeo, l’età, le condizioni del fegato e dei reni, l’assunzione di altri farmaci o alimenti, e persino la genetica (farmacogenomica) influenzano la risposta a qualsiasi farmaco.
2. Mancata aderenza terapeutica
La causa più frequente di scarsa efficacia dei farmaci è semplicemente il dimenticare di assumerli, cambiare l’orario di assunzione o interrompere la terapia prematuramente.
3. Effetto nocebo
È il contrario dell’effetto placebo: la convinzione che un farmaco sia meno efficace perché “è generico” può influenzare la percezione soggettiva dei sintomi. Molti studi hanno documentato questo fenomeno.
4. Eccipienti e intolleranze
In rari casi, un inibitore specifico — come il lattosio in un generico — può causare fastidi in persone intolleranti, influenzando l’assorbimento o la tollerabilità. Leggere il foglio illustrativo risolve questo problema.
5. Farmaci NTI (casi specifici)
Come già discusso, per farmaci con indice terapeutico ristretto è possibile che una piccola variazione di concentrazione plasmatica — teoricamente consentita dalla bioequivalenza — produca differenze cliniche in pazienti particolarmente sensibili.
Farmaci generici: dove vengono prodotti?
Contrariamente a quello che molti credono, la maggior parte dei farmaci equivalenti venduti in Europa è prodotta in Europa. Secondo i dati dell’Osservatorio Nomisma per Egualia, il 75% dei farmaci equivalenti utilizzati a livello globale è prodotto in Europa, con un volume d’affari che ha superato i 15,6 miliardi di euro nel 2020.
L’Italia e la Germania sono i principali Paesi produttori europei di farmaci equivalenti per valore della produzione. L’Italia conta oltre 48 imprese manifatturiere nel settore dei generici — più di qualsiasi altro Paese europeo — e si colloca tra i principali esportatori del continente.
Secondo uno studio Prometeia per Aschimfarma, l’Italia risulta leader nell’UE a 27 tra i produttori di farmaci di base, con una quota del 26%, seguita da Spagna (18%), Irlanda (12%) e Germania (9%).
Tuttavia, una sfida attuale riguarda i principi attivi: molti di essi vengono oggi prodotti in Asia (India e Cina), che coprono il 70% dei principi attivi a livello mondiale e oltre l’80% della produzione globale di antibiotici. Questo crea dipendenze che l’Unione Europea sta cercando di ridurre attraverso politiche industriali specifiche.
Quali sono i farmaci equivalenti a quelli di marca?
In Italia, l’elenco completo dei farmaci equivalenti autorizzati è pubblicato e aggiornato dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) sul suo sito ufficiale. Il farmacista può consultarlo in tempo reale e proporti l’equivalente disponibile quando il medico prescrive un principio attivo senza specificare la marca.
Ecco alcuni esempi pratici tra i farmaci equivalenti più conosciuti:
Farmaco di marca |
Principio attivo |
Categoria terapeutica |
|---|---|---|
Tachipirina |
Paracetamolo |
Analgesico/Antipiretico |
Moment / Brufen |
Ibuprofene |
Antinfiammatorio (FANS) |
Augmentin |
Amoxicillina + Acido Clavulanico |
Antibiotico |
Zitromax |
Azitromicina |
Antibiotico macrolide |
Viagra |
Sildenafil |
Per DE (Inibitore PDE5) |
Coumadin |
Warfarin |
Anticoagulante (NTI⚠️) |
Sintrom |
Acenocumarolo |
Anticoagulante (NTI⚠️) |
Cialis |
Tadalafil |
Inibitore PDE5 |
Cardioaspirina |
Acido acetilsalicilico |
Antiaggregante piastrinico |
Per i farmaci contrassegnati con ⚠️ (indice terapeutico ristretto), consultare il medico prima di effettuare la sostituzione.
I farmaci generici sono tutti uguali?
Non del tutto. I farmaci generici condividono lo stesso principio attivo del farmaco di marca, ma tra diversi produttori di generici possono esistere differenze negli eccipienti, nell’aspetto fisico (colore, forma, dimensione delle pillole) e nei processi produttivi.
Nella pratica, questo significa che due generici diversi dello stesso principio attivo, pur essendo entrambi bioequivalenti all’originale, non sono necessariamente bioequivalenti tra loro — non è stato condotto uno studio specifico per confrontarli direttamente l’uno con l’altro.
Per la maggior parte dei farmaci, questa distinzione è clinicamente irrilevante. Per i farmaci NTI, però, è consigliabile mantenere lo stesso produttore una volta trovata la formulazione che funziona bene per la propria terapia.
Quali sono le aziende che producono farmaci generici?
Il mercato dei farmaci generici in Italia è popolato da numerose aziende, sia multinazionali che realtà italiane. In Italia, secondo i dati disponibili, circa l’82% del mercato dei generici è concentrato in 5 grandi aziende: Teva, Mylan (ora Viatris), Sandoz, DOC Generici ed EG.
L’associazione di settore che rappresenta le aziende di farmaci equivalenti in Italia si chiama Egualia (ex Assogenerici), e raggruppa decine di produttori nazionali e internazionali operanti nel Paese.
Sono affidabili i farmaci generici?
Sì. L’affidabilità dei farmaci generici è garantita da un sistema regolatorio rigoroso a più livelli:
A livello europeo, l’EMA (European Medicines Agency) definisce i criteri scientifici per l’approvazione. A livello nazionale, l’AIFA valuta ogni domanda di autorizzazione e stabilisce i prezzi. Le GMP (Good Manufacturing Practices) europee si applicano a tutti i siti produttivi — sia di farmaci di marca sia di generici — indipendentemente da dove si trovano nel mondo.
Un fatto spesso ignorato è che molti farmaci originali e generici vengono prodotti negli stessi stabilimenti, in quanto alcune aziende farmaceutiche producono sia il loro brand che i generici per terzi — o viceversa.
Perché i farmaci generici costano di meno?
Il meccanismo economico che rende i farmaci generici meno costosi è preciso e trasparente. Ecco i fattori principali:
1. Nessun costo di ricerca e sviluppo originaria. L’azienda che produce il generico non ha sostenuto i costi dei trial clinici di Fase I, II e III, né degli studi pre-clinici necessari per dimostrare sicurezza ed efficacia del principio attivo. Questi studi sono già stati effettuati e pagati dall’azienda che ha sviluppato il farmaco originale.
2. Nessun costo di marketing “di lancio”. I farmaci originali richiedono ingenti investimenti pubblicitari e di informazione scientifica per affermarsi sul mercato. I generici entrano in un mercato già noto, senza necessità di campagne di brand awareness.
3. Concorrenza tra produttori. Più aziende producono generici dello stesso principio attivo, creando una sana concorrenza al ribasso sui prezzi.
4. Prezzo minimo imposto per legge. In Italia, per legge, il prezzo del farmaco equivalente deve essere di almeno il 20% inferiore rispetto al farmaco originale. L’AIFA fissa il prezzo massimo di rimborso del SSN.
Conclusione: cosa scegliere?
Come medico, il consiglio che darei a ogni paziente è semplice: nella maggior parte dei casi, il farmaco generico è la scelta più razionale. Costa meno, è ugualmente efficace, è controllato dalle stesse autorità e prodotto con gli stessi standard di qualità.
Le eccezioni esistono, ma sono limitate a categorie specifiche di farmaci (quelli a indice terapeutico ristretto) o a situazioni particolari (allergie a certi eccipienti). In questi casi, il tuo medico sarà in grado di guidarti.
Non lasciare che il prezzo più basso ti faccia dubitare della qualità. In farmacologia, il prezzo non è un indicatore di efficacia: lo è la bioequivalenza, e quella — per legge — è garantita.
